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Il temporale, i bagliori che entrano dalla finestra come qualcosa di incombente. Nei momenti più scuri, la necessità di luce violenta. Un grido, un sussulto veemente. Una catastrofe o solo una rivelazione, l’arrivo degli alieni sorrido pensando. Dal letto vedo solo riflessi e posso immaginare tanti scenari diversi, tutti irrazionali, abbastanza lontani da distogliermi da un momento di osannato onanismo. Quando mi decido ad affacciarmi i fulmini sono comunque interessanti, anche se non è una serie americana o uno di quei gruppi di cacciatori di tempeste. Per un paio d’ore mi metto a lavorare per fotografarli, come facevo con il cavalletto e lo scatto in modalità B, con la mia prima reflex e una vita fa. Non resisto anche se tiro le 3, in fondo senza motivo.
(Lassù, il sogno di volare, gli aerei da e verso un posto e che corrono sopra le nuvole. Il senso di libertà, la mia prigione)
Scendo e dò qualche tiro alla svapo, rimango sotto l’arco dell’entrata di casa, che tanto mi piace. Che fa tanto “guardate che bello questo palazzo”. Gocce grosse e lente, odore d’estate d’altronde, nuvole basse e umidità tropicale. Una specie di immersione. Anche questa, nonostante il sudore, mi sembra un’esperienza da ricordare e riscrivere. La nostra vita a noi.
(Crescere, le stanchezze più spesse e più spesso, il viso stanco, la barbetta bianca. Una nebbia o forse avere gli occhi aperti sott’acqua. Prima di un altro fulmine incredibile).